La destra e la sinistra
- 7 lug 2014
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In principio c’era la Destra e c’era la Sinistra, e raramente si confondevano.
Ci si affidava ad una convenzione universalmente accettata, come scontato era che il cielo stesse sopra e la terra sotto, anche quando, per effetto della rotazione terrestre, in realtà ci si ritrovava a testa in giù: per dato acquisito, semplicemente, a destra c’era la destra, a sinistra la sinistra. Poteva capitare, a volte, una momentanea dislessia che confondeva le parti, come ad esempio a scuola guida, quando si ricorreva ad espedienti spiccioli, tipo associare alla destra il cambio e alla sinistra la frizione. Così se l’istruttore ordinava di svoltare a destra bastava sfiorare il cambio e il problema risolto. Ma, a parte queste trascurabili eccezioni, dubbi non ce ne erano.
Certo, essendo nel nostro universo tutto relativo, bisognava prestare attenzione al punto di vista e alla direzione dello sguardo: se l’autista si fosse voltato per fare retromarcia ecco che le sponde si sarebbero dovute invertite, la destra sarebbe diventata la frizione e la sinistra il cambio. Questa la ragione per cui quando si danno indicazioni a un turista si premette guardando cosa o dando le spalle a che, così come nelle partite di calcio il telecronista precisa sempre a destra o sinistra dei nostri teleschermi, immedesimandosi, per evitare malintesi, con lo sguardo del telespettatore.
Fra le due sponde la destra è sempre stata privilegiata, tant’è vero che se un ragazzino indulgeva nell’usare la sinistra facendo cose che la maggioranza faceva con la destra, lo si costringeva a sforzarsi con la mano giusta, chè essere mancino era una specie di malattia, una prossimità satanica. Con l’applicazione e l’impegno il mancino poteva diventare ambidestro ( e non certo ambimancino ), una sorta di supercreatura doppiamente abile.
Alla destra del Padre, ci è stato riferito, siede il Figlio, lasciando la sinistra riservata allo Spirito Santo, entità per quanto parimenti importante, certamente di più complessa identificazione ed empatica vicinanza. E nessuno si è mai chiesto guardando da dove si intendono le sedute destra o sinistra, forse perchè si dà per scontato che il punto di vista è divino e alla sua centralità che ci osserva si riferisce l’universo tutto. In Politica funzionava all’incirca allo stesso modo. Per superare il relativismo che poteva generare malintesi si adottò una convenzione assoluta di origine storica: fin dai tempi della Rivoluzione Francese infatti i conservatori sedettero alla destra e i radicali alla sinistra del Re, inaugurando una distinzione che sarebbe andata avanti nei secoli avvenire. Anche quando scomparve la monarchia, a prescindere da chi e da dove si guardasse, a sinistra c’era la Sinistra e a destra la Destra. Per lungo tempo nessuno ha avuto dubbi sulla posizione da assumere rispetto a una data questione: un comunista sarebbe restato a sinistra, un fascista a destra. Il democristiano, che potremmo metaforicamente associare ad un ambidestro, essendo orientato alla mediazione, se ne stava al centro, lontano dagli opposti etremismi. Risultando in tal modo generalmente agevolato nelle competizioni perché l’elettore che non volesse rischiare un estremismo, si manteneva nel mezzo, nella sede di naturale appannaggio del Re o del Padre Celeste fin dalle origini. Questo almeno finchè andò avanti la distinzione fra i due mondi, il destro liberale americano e il sinistro comunista russo perchè quando il muro di Berlino, spartiacque fra i mondi, crollò non si capì più rispetto a che riferire la destra e la sinistra.
Si resero allora necessarie precisazioni prima superflue, tanto più che i politici, i primi a confondersi rispetto alle questioni del mondo, cominciavano a dichiarare o ad assumere atteggiamenti opposti rispetto al loro tradizionale schieramento: i destri strizzavano l’occhiolino a posizioni prima appannaggio della sinistra mentre i sinistri si lasciavano andare a scivolate solo fino a ieri prerogativa di destra. Obiettivo generalizzato e comune, abbandonare le posizioni estreme, risultate perdenti, cercando di accaparrarsi i consensi dell’elettorato liquefatto, fluttuante e confuso. Nacquero allora partiti con sfumature intermedie di colore, azzurro, verde e rosa o rappresentati da simboli di piante e fiori, querce, margherite e ulivi, difficili da posizionare fra le sponde tradizionali. Un indistinto blob liquido per definizione, che generò larghe maggioranza e ampie intese, indifferenti agli originari chiari e netti scenari contrapposti. Fino ad arrivare ad evocare i termini destra e sinistra solo per ragionamenti di comodo o per denigrare l’avversario mortificandolo con un: sei stato comunista, dici cose fasciste. Ma a cosa ci si riferisca, a ben rifletterci, non sembrano saperlo bene neanche loro.
Tanto che è divenuta opinione diffusa preferire le persone alle idee, troppo fluttuanti - si direbbe - nell’indistinto, cedendo di conseguenza al rischio, spesso purtroppo verificato, che se il candidato una volta eletto si lascia irretire da una poltrona o, peggio, se ne esce di senno, non si è più certi della direzione che vorrà assumere in una questione a caso.
La Storia si è fatta così più indecifrabile, il futuro sorprendente e per certi versi più avvincente: si potrebbero addirittura fare scommesse sulle scelte future di un dato politico che a seconda di come gli girerà domattina, ci farà vincere o perdere bei soldoni.
In queste condizioni viene da chiedersi perchè stupirsi se un governo di originaria sbiadita provenienza, improvvisamente svolta verso la direzione contraria. Perchè meravigliarsi se sceglie un ministro che solo fino a ieri strillava contro la parte politica che ora gli regala la poltrona. Perchè indignarsi se un consigliere eletto capolista nella minoranza, improvvisamente -oplà- salta sul carro del vincitore, giurando di farlo per il bene del suo popolo (quanto ci preoccupa un politico che compie scelte per il nostro bene…). Poveretto, magari è convinto e in buona fede. Perchè la verità non è che compie a un certo punto scelte sorprendenti rispetto ai suoi originari convincimenti, non matura ripensamenti di coscienza o di idee quanto, semplicemente, non aveva capito nemmeno lui perchè si era fatto eleggere in quel dato schieramento: c’era un posto vacante e ci si era infilato.
Magari si è solo voltato all’indietro e, come a scuola guida, si è ritrovato col cambio e la frizione, ribaltati di posto.
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