Nike
- 7 lug 2015
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Mi è capitato una volta di fare un viaggio nell’entroterra greco, d’agosto. Non sto a dettagliarvi spinto da che perché giustificazioni valide per certe scelte non ve ne sono. Se mi chiedeste che ricordi, sarei costretto a rispondere: Nulla. Non per memoria corta però, quanto perché in Grecia, per ¾ del territorio non c’è davvero niente. Stradine polverose, nicchietta votiva agli incroci, rara fontanella. Per trovare un tocchetto di feta, un’insalatina di cetrioli, una cipolletta, sbavi al volante per chilometri. Sotto il sole rovente ci ho visto i pastori odissei che pascolavano le pecore dei Proci, anche perché, caldo a parte, è ancora esattamente così. Migliaia di generazioni di pastori che ne hanno nutrito a loro volta altrettante a feta nei secoli. Assolutamente affascinante certo, uno di quei posti dove vale la pena di andarsene a riflettere sull’infinito senza arrivare sul Tibet, ma per il resto, se ambisci a mantenerci una popolazione, è dura. Eppure, come si sente dire perfino nel chiacchiericcio mediatico nostrano, dalla Grecia viene la nostra Cultura, il meglio cioè di quello che siamo: il Pensiero e la Bellezza. Socrate faceva cenacoli sull’amicizia quando Roma era una manica di coatti che litigavano. Noi a pascolare e loro a colonizzavare il Mediterraneo di tesori che ancora oggi, per quanto derelitti e abbandonati, ci rivendiamo ai turisti. Poi, improvvisamente, è finito tutto. La Grecia è diventata terra di spoliazioni: con la scusa del classicismo, del neoclassicismo, di viaggiatori e archeologi nella culla della cultura, tedeschi, inglesi, americani a turno si sono portati via tutto, lasciandola fazzoletto di terra di olive greche. Così decaduta, misera, che perfino Mussolini – imperatore con i deboli e zerbino dei potenti- l’aveva presa di mira per spezzarle le reni. Spezzate invece da tedeschi e dittatori della Cia a seguire, fino a una quarantina d’anni fa, nel silenzio planetario. Per diventare infine merce da last minute che la rigonfiano ogni estate di assatanati gruppi vacanza in cerca di tedesche. Solo l’estate però, perché con l’autunno la Grecia svanisce, come se andasse in ferie dall’immaginario e dalle cronache. Nessuno sa cosa c’è o cosa si faccia in Grecia d’inverno, se - come diceva un mio amico a proposito delle onde del mare- quando non li guarda nessuno, davvero esistono. Ma poi arriva Tsipras, impronunciabile come il suo ministro dell’economia che sembra Bruce Willis, a ricordarci che la Grecia c’è. Che osa sfidare il Golia del gotha europeo e Germania che invece, come la giri la giri, da che esiste, è sempre ricca e potente. Ha chiamato alle urne il popolo per farci dire che i soldi non li hanno e non li vogliono ridare. Si dice non avrebbe dovuto affidare a un popolo disperato il referendum, rischiando la scelta imediatamente più conveniente ma alla lunga più disastrosa. Perché, qualcuno sa giurare sia davvero così? Noi da quest’altra parte del mare, li osserviamo attoniti – come guardiamo ormai tutto- senza sapere se compatirli, prepararci alla stessa sorte, incazzarci perché non pagano debiti non si sa di chi. Cosa accade quando un Paese fallisce? Vanno a togliergli le pecore? Gli staccano le isole e se le portano a nord per guarirci la depressione? E Tsipras, chi è? è un capopolo uscito da Scherzi a Parte o davvero il Pericle del III Millennio, il Leonida che si sacrifica alle Termopili contro l’onnipotente Serse sceso a farne banchetto? Boh. Ci vorrebbe una lezione di qualcuno che ci capisce e di cui fidarsi ma, fuori dal gallinaio a vanvera che ne chiacchiera, non se ne scorge alcuno. Quello che possiamo dedurne noi, così a sensazione, che il Debito ha la memoria corta, non va più indietro di 30 anni e si scorda cosa e chi l’ha determinato. Che se solo la Grecia pretendesse il rientro dei tranci di Partenone e Veneri sparsi nel mondo, se mettesse i diritti siae su Ulisse, una fee ogni volta che si scrive Nike, la BCE fallirebbe. Costretti tutti a mangiare feta per decenni. Perciò, se il futuro è un’insondabile scommessa su scenari contrapposti e tutti possibili, se la prospettiva di fedeltà all’Europa è pagare debiti in eterno perdendo diritti, punto sulla Grecia. Che almeno ha nel genoma una certa esperienza in fatto di culture da zero e magari ci ricambia le prospettive. S’inventa un altro Classicismo da copiare per qualche altro millennio, una filosofia daccapo che dice –tipo- che quando fa caldo, sotto un ulivo ci sta che uno invece di produrre pensa alle stelle.
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